Pulitzer in erba
Nel film “The Wolf of Wall Street” i due soci rimirano commossi le compresse di metaqualone sopravvissute chissà come al ritiro dal commercio di qualche decennio prima. Quando ne ingeriscono una e dopo una ragionevole attesa non succede nulla, da drogati esperti quali sono ne buttano giù un’altra, anzi molte altre, per stare nel sicuro. E allora succedono molte cose. Con analogo sprezzo del pericolo, l’opinionista del New York Times Maureen Dowd si è chiusa in una camera d’albergo di Denver con barrette di cioccolato alla cannabis, prodotti facilmente reperibili nel paradiso americano della legalizzazione.
18 AGO 20

Nel film “The Wolf of Wall Street” i due soci rimirano commossi le compresse di metaqualone sopravvissute chissà come al ritiro dal commercio di qualche decennio prima. Quando ne ingeriscono una e dopo una ragionevole attesa non succede nulla, da drogati esperti quali sono ne buttano giù un’altra, anzi molte altre, per stare nel sicuro. E allora succedono molte cose. Con analogo sprezzo del pericolo, l’opinionista del New York Times Maureen Dowd si è chiusa in una camera d’albergo di Denver con barrette di cioccolato alla cannabis, prodotti facilmente reperibili nel paradiso americano della legalizzazione. Dopo un’ora senza sintomi, Dowd ne ha mangiato ancora un po’, e quando l’effetto ha assalito l’intrepida cronista con l’erba in nota spese ecco che tutti i luccichii della rivoluzione liberal sono svaniti. Basta una barretta arricchita per trasformare una graffiante [**Video_box_2**]portabandiera del progressismo in un severo censore dei costumi. Al risveglio dopo una notte di agonia un medico le ha spiegato che i neofiti dovrebbero spezzare la barretta in sedici parti, ma “sulla confezione non c’era scritto”, dice Dowd, indignata come solo un rappresentante dei consumatori sa essere. La morale di Dowd è che quella roba è troppo facilmente reperibile e troppo facilmente finisce nelle mani sbagliate, tipo quelle di minorenni o di premi Pulitzer che lavorano su importanti inchieste sociali. Insomma, la droga fa male e sarebbe bene che quei plutocrati che controllano il business lo scrivessero da qualche parte, questo ci spiega Dowd dall’osservatorio privilegiato di una camera d’albergo di Denver.